Recenti lavori di carattere genetico sembrano confermare che debbano essere
attribuiti a C. c. capreolus. i piccoli nuclei presenti
nella Tenuta Presidenziale di Castelporziano (Lazio), nel Gargano (Puglia),
nei Monti di Orsomarso (Calabria) e nella zona
meridionale della Maremma (Toscana) rappresentando popolazioni relitte
del Capriolo un tempo presente in tutta l’Italia centromeridionale.
Qui il Capriolo italico versa in uno stato di conservazione estremamente
precario e risulta prioritaria la messa in
atto di azioni tese, da una parte, a salvaguardare i nuclei autoctoni
residui favorendone l’espansione e, dall’altra, lo sviluppo di
programmi di reintroduzione. Nel Parco Nazionale del Gargano esiste,
concentrata quasi completamente nella Foresta Umbra, la
popolazione più importante per questa sottospecie. Da cosa è minacciato
Il bracconaggio e il randagismo canino sono le cause dirette
della mancanza di espansione nelle altre aree idonee del
Gargano e dell’aumento della popolazione. Inoltre, il sovrapascolo
e la mancanza di gestione dei pascoli riducono le possibilità
trofiche per la specie sia nell’attuale area di presenza che in quella
potenziale.
Cosa stiamo facendo
E’ in corso una ricerca, nata con la realizzazione
dell’Osservatorio Naturalistico del Parco Nazionale del
Gargano da parte del Centro Studi Naturalistici, finalizzata alla conoscenza
dello status e distribuzione del Capriolo italico.
Tale
ricerca ha il coordinamento dell’Università di Siena (prof.
S. Lovari), per definire, oltre alla situazione attuale della sottospecie
sul Gargano, anche le azioni finalizzate al miglioramento ambientale.
Ogni anno vengono organizzati i censimenti per aree
campione (a battute), grazie all’aiuto di volontari (studenti universitari,
CFS, ricercatori, etc.).
Per partecipare volontariamente alle attività, clicca qui.