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Conservazione / Contro cosa ci battiamo

Fermare la distruzione degli ambienti naturali e, in generale, dei beni ambientali, è un obiettivo che ci viene imposto dalle nostre coscienze, a cui non possiamo e non vogliamo sottrarci. In dieci anni di storia del sodalizio sono state tantissime le segnalazioni ed esposti alle autorità insieme alle contro-proposte che abbiamo elaborato per impedire che i luoghi più incantevoli e suggestivi del Bel Paese venissero sommersi dal cemento.
Negli ultimi tempi la nostra azione di contrasto al degrado è stata sempre più difficile, nuove armi sono a disposizione dei tanti demagoghi, novelli cavalli di Troia con accattivanti ed evocativi nomi che da lontano ricordano il canto delle sirene e, se viste da vicino, non sono altro che sepolcri imbiancati. Parole chiave di questa subdola e pressapochista cultura sono lo sviluppo sostenibile e le energie alternative.
Concetti che indubbiamente evocano scorciatoie in via di principio condivisibili ma che, una volta declinate sul nostro territorio, si trasformano in centinaia e centinaia di pale eoliche alte oltre 100 metri che come il cancro dell'abusivismo edilizio annichiliscono il paesaggio delle nostre colline, o in sterili "accortezze verdi" che accompagnano le nuove colate di cemento o ancora le inutili iniziative industriali frutto più della disponibilità allo sperpero del Governo centrale, che di una seria programmazione territoriale.
Questa cultura della scorciatoia, e non della strada maestra, rappresenta il più drammatico e anestetizzante strumento per stordire le coscienze di tutti noi e assopire la consapevolezza della dolorosa verità che non è semplicemente operando sull'efficienza dei processi che si deve agire, ma sulla reale riduzione dei consumi.
Bisogna ripartire dalle intuizioni del Club di Roma sui limiti dello sviluppo e ritornare a governare il pianeta con quel giusto egoismo di specie, insito nella nostra natura animale, che ci permette di guardare con responsabilità al nostro presente per costruire il futuro dei nostri figli.
 
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