Le colture maggiormente praticate in Capitanata sono di tipo intensivo,
come quelle a graminacee (soprattutto frumento) e
quelle orticole.
Benché sempre più raramente è tuttavia possibile
osservare ancora qualche campo di grano variopinto dalla presenza
dei
papaveri, arricchito dalla presenza del gladiolo dei campi, delle
cicerchie o del tulipano dei campi.
Altre colture peraltro abbastanza diffuse, come l’olivo, che è l’albero
più caratteristico delle colture mediterranee, o anche altri
alberi da frutto come i caratteristici agrumeti garganici, il
mandorlo, il fico, il carrubo, il pistacchio o il fico d’India,
possono
formare ‘boschi’ radi in luogo dei boschi sempreverdi
o caducifogli.
In queste formazioni, quando non è praticata la coltivazione
del suolo tra le piante o nei residui incolti, può vegetare
una flora
ricca ed interessante con anemoni, orchidee, calendule, malve
e molte altre. Un discorso a parte va fatto per il castagno,
piantato
per il valore alimentare dei suoi frutti e presente sia con individui
sparsi che con popolamenti di varie dimensioni che tende a
costituire una vera e propria formazione boschiva, spesso mista,
sostituendo i boschi caducifogli nell’orizzonte della roverella.
Anche la fauna in particolar modo nei sistemi agrari legnosi
ha dei notevoli esempi come, tra gli uccelli, la vitale popolazione
di
averle del Gargano mentre altre specie rappresentanti l’avifauna
legate agli agroecosistemi sono: Rondine comune, rondoni,
Assiolo, Upupa e la rara Ghiandaia marina.
Tra i mammiferi la
Volpe, il Riccio e la Donnola frequentano questi ambienti.
Nonostante le persecuzioni dirette e le minacce dovute all’uso
di biocidi, alcune specie di ofidi come il Biacco frequentano
ancora le nostre campagne insieme al Ramarro occidentale e alle
lucertole. Spesso i canali o i vasconi di irrigazione possono
ospitare alcune specie di anfibi come la comune Rana verde italiana
ma anche la bellissima Raganella italiana.
Principali minacce
Le minacce per tali ambienti vengono soprattutto dall'uso di
sostanze chimiche (biocidi e fertilizzanti di sintesi), mentre
un impulso positivo potrebbe essere la divulgazione degli aspetti
e benefici, anche economici, derivanti da pratiche agricole
biologiche.
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