Spesso la degradazione non si arresta alla macchia o alla gariga,
ma procede, dopo la quasi completa scomparsa delle piante legnose, sino alla formazione di terreni erbosi aridi o all’affioramento
del sottostante substrato calcareo dovuto al dilavamento
degli strati superficiali. D’estate le comunità vegetali
di questi suoli sono completamente disseccate, e solo in primavera
si può
ammirare la variopinta fioritura delle specie erbacee che le
compongono.
In gran parte vi dominano le graminacee come il Lino delle fate
e piante spinose o velenose che in seguito al pascolo intensivo
e
selettivo prendono il sopravvento.
Tra queste i cardi, gli asfodeli,
la Scilla e la Ferula.
Spesso l’unica pianta legnosa in forma
arbustiva o di piccolo albero presente in questi ambienti è il
perastro. Sugli affioramenti rocciosi e i muretti a secco che
abbondano in questi ambienti, vegetano diverse forme di licheni.
Anche questo ambiente ospita una fauna importantissima con rara
e localizzata presenza della Gallina prataiola, dell'Occhione,
della Calandra, nonché di numerosi altri uccelli.
Importanti
le popolazioni di rettili, tra queste: il Biacco e la Vipera
trovano in
queste aree il loro habitat ideale insieme alle più comuni
lucertole, al Geco comune e anche a specie più rare o localizzate
come
la Luscengola che predilige le aree più umide dove sono presenti
anche anfibi come il Rospo smeraldino.
Principali minacce
Le minacce più gravi sono le trasformazioni ambientali che
si susseguono a ritmo continuo, come il dissodamento per scopi
agricoli e gli impianti industriali di recente costruzione. Tali
cause di fatto limitano l'estensione frammentando la continuità
ambientale.